Nelle mani del Redentore (Paul D. Tripp)

Sam mi chiamò, era nel panico. Aveva trascorso un giorno come tutti gli altri: si era alzato, era andato al lavoro, aveva lavorato fino all’ora di chiusura. Poi, mentre stava tornando a casa, era stato avvicinato da un uomo disperato che gli aveva detto che la sua vita era un caos, non sapeva neanche dove sarebbe andato a dormire quella notte. Sam non aveva mai vissuto simili situazioni, ma sperando di poter essere d’aiuto, quindi portò quell’uomo a casa e chiamò il suo pastore, cioè me. «Paul – disse – mi sono imbattuto in un ragazzo che ha perso il lavoro: ha un problema terribile con sua moglie e si trova in mezzo alla strada. Ho pensato di portarlo a casa tua, così tu potrai dargli l’aiuto di cui ha bisogno. Che ne dici, va bene?». Prima che Sam potesse aggiungere altro, risposi: «Non è meraviglioso l’amore di Dio? Dio si preoccupa di quest’uomo e mette uno dei suoi figli sul suo cammino. Dio si prende cura di te e ti dà l’opportunità di essere uno strumento nelle sue mani. Sono persuaso che Dio non sbaglia mai indirizzo, e desidera usare te nella vita di quest’uomo. Lascia che io preghi per te adesso, affinché Dio possa riempire il tuo cuore con il suo amore e la tua mente con la sua sapienza». Quando ebbi finito di pregare, Sam mi disse: «Ma io non credo di essere capace…». Lo interruppi: «Continuerò a pregare per te tutta la notte e ti chiamerò domani mattina. Sono molto incoraggiato dal tuo ministero verso quest’uomo». Salutai e attaccai il telefono.

Durante le settimane seguenti, rimasi al fianco di Sam, determinato a non prendere il suo posto, affinché apprendesse come amare il suo amico disperato. Imparò ad essere uno strumento che Dio usa per incoraggiare il cambiamento nella vita di qualcuno. Nel processo, Dio trasformò, allo stesso tempo, anche Sam e sua moglie. Avevo spinto Sam fuori dal “nido”.

Quando il Nulla creò il Tutto

 

Nel corso della storia le persone sono state affascinate e intrigate da rivisitazioni del racconto della creazione narrato dalle loro culture.
Gli Aztechi attribuivano la creazione a Coaticue (Gonna di Serpenti), una manifestazione della “madre Terra”, i Fenici ai Custodi del Cielo (Zophashamin) e gli ebrei e i cristiani dell'unico vero Dio (Yahweh).Ma vi è uno sfortunato gruppo - i figli dei materialisti atei - che non hanno alcun mito della creazione. Quando un monello curioso chiede chi creò il sole, gli animali e gli uomini, i suoi genitori materialisti, al massimo, possono indirizzarlo a leggere un libro di Carl Sagan o di Richard Dawkins.
Ma che tipo di racconto potrebbero trovarvi? Si dovrebbe dire loro ciò che il famoso astrofisico Stephen Hawking sostiene nel suo libro The Grand Design, ovvero che "l'universo ... creò se stesso dal nulla"?
Dal momento che la spiegazione di Hawking è piuttosto triste e poco articolata per essere il genere di lettura che si fa prima di andare a nanna, ho deciso di raccogliere tutti gli elementi del materialismo e plasmarli in una narrazione presumibilmente accurata, sebbene nello stile di un racconto mitico. Questo è ciò di cui la nostra cultura si è privata per troppo tempo: una storia della creazione per giovani materialisti atei.

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Nel principio era il Nulla, e il Nulla creò il Tutto. Quando il Nulla decise di creare il Tutto, riempì un minuscolo punto con il Tempo, il Caso e il Tutto, e lo fece espandere. L'espansione propagò il Tutto nell'Ovunque trasportando il Tempo e il Caso per fagli compagnia. I tre si estesero simultaneamente, perdendo pezzi di se stessi ovunque andassero. Uno di questi luoghi divenne il pianeta Terra.

Dire la verità nell'amore (Paul D. Tripp)

Non è possibile intrattenere una relazione senza alcun genere di confronto. Il confronto avviene ogni giorno: una mamma sveglia la figlia per mandarla a scuola e la rimprovera per le condizioni della sua stanza; un fratello litiga con la sorella se questa si appropria senza permesso di qualche suo oggetto personale; una moglie parla con il marito dei propri affari; un pastore dibatte con un uomo caparbio della congregazione; un figlio sposato si lamenta con la madre per le sue interferenze nel matrimonio; un anziano si lamenta con un diacono del suo carattere suscettibile; una donna discute con un’amica della sua tendenza al pettegolezzo; un uomo anziano si duole con suo figlio che lo va a trovare di rado.

Tenendo conto che ci confrontiamo reciprocamente ogni giorno, dobbiamo chiederci: quale progetto guida il nostro confronto? Stiamo forse cercando di fare in modo che gli altri ci compiacciano? O piuttosto ci accostiamo a loro come ambasciatori, usando la Parola di Dio per condurli al pentimento?

Un confronto biblico efficace spesso ha inizio prima ancora di cominciare a parlare: lo stile con cui viviamo in società ogni giorno prepara la strada alla ricezione delle nostre parole. Non esiste alcuna separazione tra la nostra vita quotidiana e l’iniziativa di redenzione di Dio; non è possibile portare avanti la nostra volontà nelle “situazioni normali” e servire volontariamente il Signore nel “ministero”: una simile divisione è opera del nemico.

Il Signore possiede ogni nostra relazione. Egli ci ha posti in ciascuna di esse in vista dell’avanzamento del suo regno e per amore della sua gloria. Il suo progetto è più grande e migliore dei nostri! Per grazia, Dio ha preso delle persone perdute, sofferenti, cieche, deluse, egoiste, timorose e ribelli e le ha plasmate a somiglianza del suo Figlio. Egli mostra la sua gloria trasformando i pensieri e le intenzioni dei nostri cuori. La manifestazione della sua gloria, dunque, ha luogo laddove i suoi figli – ovvero i suoi ambasciatori – vivono, lavorano e si relazionano. Ogni situazione, dialogo, legame, prova o benedizione appartiene a lui; niente di tutto ciò è nostro. Non possiamo trovare soddisfazione compiacendo noi stessi in quello che diciamo o facciamo. Dobbiamo chiederci piuttosto che cosa lui gradisca.

Il nostro patto comunitario

Essendo stati chiamati efficacementeda Diomediante l’opera potente e soprannaturale dello Spirito Santo a ravvederci della nostra corruzione e dei nostri peccati ed alla fede nel Signore Gesù Cristo, essendo stati rigenerati, suggellati e santificati per essere adottati come figli di Dio a lode della sua gloria ed avendo ricevuto tutto ciò che riguarda la vita e la pietà, affinché camminassimo in novità di vita, perseverando fino alla fine quando ci sarà ampiamente concesso l'ingresso nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. ed essendo stati battezzati per immersione sulla base della nostra professione di fede nel nome del Padre, il quale ci ha eletti incondizionatamente prima della fondazione del mondo ad essere adottati come suoi figli, nel nome del Figlio, il quale è morto per noi sulla croce e ci ha redento con il suo prezioso sangue e nel nome dello Spirito Santo, il quale ci ha chiamati in modo irresistibile al ravvedimento ed alla fede,

Noi stabiliamo solennemente e con gioia davanti a Dio il seguente patto

C’impegniamo davanti a Dio e gli uni verso gli altri, invocando il Padre nel nome del Figlio, affinché ci conceda fede, speranza e amore mediante lo Spirito Santo, a camminare insieme nell’amore, a combattere insieme con un medesimo animo per la fede del Vangelo, a promuovere insieme il bene e la prosperità della chiesa, a sostenere insieme la sua dottrina, la sua adorazione, i suoi ordinamenti e la sua disciplina, a sottometterci al suo governo esercitato dai conduttori che essa ha designato, a essere umili gli uni verso gli altri, a incoraggiarci all’amore e alle buone opere, a essere presenti quando la chiesa si riunisce per adorare e servire Dio, a contribuire regolarmente e con gioia al sostegno economico dei suoi ministeri, di coloro che in essa si trovano in estrema indigenza ed a favore dell’evangelizzazione del mondo intero.

C’impegniamo inoltre a mantenere la pratica regolare delle devozioni private e familiari, ad allevare i nostri figli nella disciplina e nell’istruzione del Signore, a rendere una buona testimonianza a quelli di fuori, ad essere lenti all’ira, pronti a perdonare di cuore coloro che vengono meno nei nostri confronti ed a coltivare la gentilezza nei nostri atteggiamenti, a cercare ardentemente la conversione degli inconvertiti e ad essere zelanti nei nostri sforzi e nelle nostre preghiere per l’avanzamento del regno di Dio nel mondo, in special modo in e tramite questa chiesa.

Infine, c’impegniamo a non terminare il presente accordo se non con il consiglio e l’approvazione della chiesa, affinché possiamo mantenere un rapporto rispettoso e fraterno con essa, continuando eventualmente a frequentare una chiesa dove si confessa e si onora la medesima dottrina e si vive nello spirito di questo patto.

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