guida per le missioni

Nelle mani del Redentore (Paul D. Tripp)

Sam mi chiamò, era nel panico. Aveva trascorso un giorno come tutti gli altri: si era alzato, era andato al lavoro, aveva lavorato fino all’ora di chiusura. Poi, mentre stava tornando a casa, era stato avvicinato da un uomo disperato che gli aveva detto che la sua vita era un caos, non sapeva neanche dove sarebbe andato a dormire quella notte. Sam non aveva mai vissuto simili situazioni, ma sperando di poter essere d’aiuto, quindi portò quell’uomo a casa e chiamò il suo pastore, cioè me. «Paul – disse – mi sono imbattuto in un ragazzo che ha perso il lavoro: ha un problema terribile con sua moglie e si trova in mezzo alla strada. Ho pensato di portarlo a casa tua, così tu potrai dargli l’aiuto di cui ha bisogno. Che ne dici, va bene?». Prima che Sam potesse aggiungere altro, risposi: «Non è meraviglioso l’amore di Dio? Dio si preoccupa di quest’uomo e mette uno dei suoi figli sul suo cammino. Dio si prende cura di te e ti dà l’opportunità di essere uno strumento nelle sue mani. Sono persuaso che Dio non sbaglia mai indirizzo, e desidera usare te nella vita di quest’uomo. Lascia che io preghi per te adesso, affinché Dio possa riempire il tuo cuore con il suo amore e la tua mente con la sua sapienza». Quando ebbi finito di pregare, Sam mi disse: «Ma io non credo di essere capace…». Lo interruppi: «Continuerò a pregare per te tutta la notte e ti chiamerò domani mattina. Sono molto incoraggiato dal tuo ministero verso quest’uomo». Salutai e attaccai il telefono.

Durante le settimane seguenti, rimasi al fianco di Sam, determinato a non prendere il suo posto, affinché apprendesse come amare il suo amico disperato. Imparò ad essere uno strumento che Dio usa per incoraggiare il cambiamento nella vita di qualcuno. Nel processo, Dio trasformò, allo stesso tempo, anche Sam e sua moglie. Avevo spinto Sam fuori dal “nido”.

Sam mi chiamò, era nel panico. Aveva trascorso un giorno come tutti gli altri: si era alzato, era andato al lavoro, aveva lavorato fino all’ora di chiusura. Poi, mentre stava tornando a casa, era stato avvicinato da un uomo disperato che gli aveva detto che la sua vita era un caos, non sapeva neanche dove sarebbe andato a dormire quella notte. Sam non aveva mai vissuto simili situazioni, ma sperando di poter essere d’aiuto, quindi portò quell’uomo a casa e chiamò il suo pastore, cioè me. «Paul – disse – mi sono imbattuto in un ragazzo che ha perso il lavoro: ha un problema terribile con sua moglie e si trova in mezzo alla strada. Ho pensato di portarlo a casa tua, così tu potrai dargli l’aiuto di cui ha bisogno. Che ne dici, va bene?». Prima che Sam potesse aggiungere altro, risposi: «Non è meraviglioso l’amore di Dio? Dio si preoccupa di quest’uomo e mette uno dei suoi figli sul suo cammino. Dio si prende cura di te e ti dà l’opportunità di essere uno strumento nelle sue mani. Sono persuaso che Dio non sbaglia mai indirizzo, e desidera usare te nella vita di quest’uomo. Lascia che io preghi per te adesso, affinché Dio possa riempire il tuo cuore con il suo amore e la tua mente con la sua sapienza». Quando ebbi finito di pregare, Sam mi disse: «Ma io non credo di essere capace…». Lo interruppi: «Continuerò a pregare per te tutta la notte e ti chiamerò domani mattina. Sono molto incoraggiato dal tuo ministero verso quest’uomo». Salutai e attaccai il telefono.

Durante le settimane seguenti, rimasi al fianco di Sam, determinato a non prendere il suo posto, affinché apprendesse come amare il suo amico disperato. Imparò ad essere uno strumento che Dio usa per incoraggiare il cambiamento nella vita di qualcuno. Nel processo, Dio trasformò, allo stesso tempo, anche Sam e sua moglie. Avevo spinto Sam fuori dal “nido”. Non perché egli mancasse di compassione: il suo problema era che gli mancava il coraggio. Sam aveva dato per assunto che, qualunque fosse il bisogno di quell’uomo, era al di là delle proprie possibilità. Non considerava se stesso come uno strumento di Dio, ma come uno dei condotti di Dio, un canale passivo che avrebbe potuto semmai collegare un elemento all’altro. Uno strumento è un utensile che viene usato attivamente per cambiare qualcosa, e Dio ha chiamato tutto il suo popolo ad essere un simile strumento di cambiamento nelle sue mani.

All’interno della ben più ampia storia della redenzione, c’è un principio che non dobbiamo trascurare: Dio usa persone ordinarie per compiere cose straordinarie nella vita degli altri. Quale missione, quale ministro, quale chiesa locale userebbe oggi gli uomini che Dio ha usato nelle Scritture? Egli usò persone come Mosè, un omicida esule, Gedeone, un pauroso che si nascondeva, Davide, un giovane pastore senza esperienza militare, Pietro, che aveva pubblicamente rinnegato Cristo, Paolo, persecutore della chiesa. Insieme ad essi, un numero imprecisato di altri individui simili è stato usato da Dio in modo glorioso per attuare il suo piano sulla terra. Dio non ci ha mai considerati come semplici oggetti del suo amore: siamo stati anche chiamati ad essere strumenti di tale amore nella vita degli altri.

 

Molti utensili nella cassetta degli attrezzi

Quando riflettiamo sulla crescita personale e sul cambiamento, cosa ci viene in mente? Siamo come Sam e pensiamo immediatamente che abbiamo bisogno dell’aiuto del nostro pastore, di un anziano o di un consulente professionista? Questo è ciò che la nostra cultura ritiene necessario affinché avvenga un cambiamento. Chiaramente Dio suscita persone particolari in vista di alcuni ruoli ministeriali formali, ma la chiamata all’aiuto reciproco che la Scrittura ci rivolge include tutto il popolo di Dio. Inoltre, la visione biblica circa il cambiamento individuale è radicalmente differente da quella imperante nella nostra cultura. La Scrittura dichiara che la trasformazione personale ha luogo quando i nostri cuori sono cambiati dalla grazia di Dio e le nostre menti sono rinnovate dallo Spirito Santo. Noi non possiamo cambiare nessuno: questa è l’opera del Redentore! Siamo semplicemente suoi strumenti. Il problema è che spesso pensiamo che Dio porti in giro solo una piccola cassetta degli attrezzi. Un bravo carpentiere usa invece numerosi strumenti, ognuno per un lavoro particolare: Dio possiede un’enorme cassetta degli attrezzi, e il suo strumento principale sono i suoi figli. Purtroppo, molti membri di chiesa non riescono a vedere se stessi in questa prospettiva: intendono il ministero come qualcosa di riservato ai professionisti retribuiti; quando considerano il proprio coinvolgimento, non immaginano molto di più che elevare qualche preghiera o cucinare un pasto. Tuttavia, la loro adozione nella famiglia di Dio implica una chiamata al ministero, una chiamata, cioè, ad essere parte della buona opera del regno.

Il modello biblico generale è questo: Dio trasforma la vita delle persone quando il suo popolo reca la sua Parola agli altri. Il nostro istinto si chiede: «Chi sono i soggetti che Dio usa e quali sono le loro qualifiche? Dio usa solo certi individui? Perché ne usa alcuni e non altri? Io sono forse uno di essi?». Troviamo la risposta a tali domande in Efesini 4:11-16.

È lui [Cristo] che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo, fino a che tutti giungiamo all’unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo; affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore; ma, seguendo la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare se stesso nell’amore.

La sola metafora in grado di descrivere il piano di Dio per la chiesa è quella del corpo. Dio ha dato alla sua chiesa dei capi non per portare il carico dell’intero ministero del corpo di Cristo, ma per equipaggiare ogni membro a partecipare all’opera di Dio in vista della propria trasformazione personale. Ricordate: nessuna chiesa locale potrebbe impiegare uno staff in grado di soddisfare tutti i bisogni ministeriali che si presentano in una sola settimana! Nel modello biblico, molto più informale, il ministero personale va oltre il ministero ufficiale. I momenti di ministero formale pubblico, sono pensati per preparare il popolo di Dio al ministero personale, che è lo stile di vita del corpo di Cristo. Riflettiamo sulla nostra esperienza: possiamo forse dire che il vero cambiamento è stato determinato solo dal ministero formale della Parola? Dio non si è forse servito anche di persone ordinarie per cambiare il nostro cuore e trasformare la nostra vita?

Dire semplicemente che Dio ci ha donati gli uni agli altri per aiutarci a maturare, non rende giustizia alla metafora del corpo utilizzata da Paolo. Un corpo cresce soltanto quando ogni sua parte compie il proprio lavoro. Consideriamo il concetto di interdipendenza implicato in quest’immagine: non può avere luogo in noi nessun cambiamento che coinvolga solo una parte del corpo.

Mi sono reso conto recentemente di tale realtà quando ho iniziato ad accusare un dolore alla mia spalla sinistra. Che fosse borsite, artrite o il triste avanzamento della vecchiaia, immediatamente divenni cosciente di quanto usassi quell’articolazione. Non avevo mai pensato molto alle mie spalle prima di allora, ma improvvisamente acquistai una nuova consapevolezza circa il modo di lavorare del corpo: si tratta di un sistema complesso di parti interdipendenti.

La metafora del corpo indica anche un disegno premuroso. Pensiamo alla differenza tra la mano e l’occhio o tra l’articolazione della spalla e il fegato! Il corpo umano è un’illustrazione intelligente di un piano intenzionale. Ogni parte è stata attentamente creata in modo artistico e posta lì a compiere il proprio ruolo. Così è il corpo di Cristo. I membri del popolo di Dio non sono tutti uguali: ognuno di noi è stato personalmente designato e chiamato a fare la propria parte nel regno di Dio. La nostra storia, il nostro carattere, le nostre abilità, i livelli di maturità differiscono secondo il piano del Redentore. Egli è sovrano sopra ogni cosa.

Troppo spesso siamo incuranti di un simile disegno. Siamo così facilmente ammaliati dal nostro piccolo mondo egocentrico! Ma Efesini 4 ci spinge al di là di un’esistenza consumata dal desiderio di realizzazione personale: la nostra vita è più grande di bellissimi paesaggi, vacanze fantastiche e vestiti alla moda; essa è più importante anche di un buon lavoro, di un coniuge comprensivo, di figli obbedienti. In realtà, siamo parte di qualcosa di immenso, che esisteva prima che noi nascessimo e continuerà dopo che saremo morti. Dio riscatta l’umanità caduta, trasportandola nel suo regno e modellandola progressivamente secondo la sua volontà, e vuole che noi siamo parte di questo piano.

La vita è più grande di quanto possiamo immaginare. Per ora, infatti, viviamo nel tempo, ma un giorno saremo mano nella mano con Enoc, Noè, Mosè, Abramo, Isacco, Giuseppe, Geremia, Ezechiele, Matteo, Pietro, Paolo, Agostino, Lutero, Calvino e generazioni di credenti sconosciuti, che hanno compreso il loro posto nel regno di Dio e hanno portato a termine la propria opera in esso. Solo se riusciamo a vedere questo grandioso universo, saremo in grado di vivere e servire in modo efficace nel piccolo mondo in cui Dio ci ha posti1.

 

Ma c’è di più

Focalizziamoci ora sulla seconda parte dell’affermazione: Dio trasforma la vita delle persone quando il suo popolo reca la sua Parola agli altri. I cambiamenti che Dio produce nel suo popolo sono direttamente connessi al ministero della Parola. Di nuovo, questo concetto è profondamente diverso da ciò che la nostra cultura (e a volte anche la chiesa) impone riguardo alla crescita personale e al cambiamento. Troppo spesso la filosofia che permea l’idea di ministero dal pulpito e i fattori che forgiano la conversazione privata sono molto differenti: ad esempio, perché sembra giusto dire “predica la Parola”, ma è strano dire “consiglia la Parola”? Secondo una prospettiva biblica, sia il ministero pubblico sia quello privato basano la loro speranza di cambiamento sulla Parola di Dio. Si tratta semplicemente di metodi complementari di portare la Parola al prossimo in contesti differenti.

Nel ministero personale, infatti, si vuole recare qualcosa di più di un cuore compassionevole, della volontà di ascoltare, dell’impegno ad aiutare qualcuno a portare il proprio peso. Anche se questi sono i dolci frutti dell’amore cristiano, è necessario offrire di più: bisogna mostrare agli altri la verità trasformatrice della Scrittura in mezzo ad ogni situazione e relazione. Il ministero personale riguarda persone che amano altre persone, e proprio per questo esse intendono diffondere la Parola di Dio. Questo è il modello della “verità nell’amore” descritto da Paolo in Efesini 4. La combinazione tra verità potente e amore pronto al sacrificio è ciò che Dio usa per trasformare le persone. Se è vero che, nell’esperienza di una chiesa locale o di un credente, in una settimana c’è più ministero informale che formale, allora sicuramente dovremmo valutare la qualità del nostro insegnamento in tali momenti informali.

Supponiamo che la nostra vicina, piangendo, ci racconti che ha trovato una rivista pornografica nello zaino del figlio; forse il nostro collega di lavoro ci dice che sta pensando di lasciare sua moglie; forse abbiamo visto un collaboratore comportarsi male con le ragazze nel gruppo dei giovani. Indipendentemente da ciò che faremo in seguito, il nostro modo di rispondere costituirà il nostro ministero personale. Ovviamente, ci capita di affrontare simili situazioni per caso, al contrario di ciò che accadrebbe nel ministero ufficiale, pubblico.

Se ci chiedono di tenere una lezione alla scuola domenicale, di predicare, di portare uno studio biblico, immediatamente ci domandiamo: «Ho il tempo necessario per prepararmi?». Invece al nostro vicino, al collega, al volontario della chiesa, rispondiamo spesso con poca preparazione, riflessione o preghiera. Perché passiamo ore a prepararci per insegnare e, al contrario, offriamo importanti consigli senza pensarci un attimo? Dimentichiamo forse che Dio usa queste interazioni per applicare la potenza trasformatrice della Scrittura al cuore delle persone; non consideriamo che la Parola di Dio è il nostro strumento principale di cambiamento; in buona sostanza, ci accontentiamo della nostra piccola saggezza personale e delle nostre limitate esperienze e lasciamo uscire le parole.

È per questo che la seconda parte del nostro modello è di importanza così vitale. Dio ha posto gli uomini gli uni vicini agli altri per costruire un sistema di intricate interdipendenze, ma ha anche ordinato di donarci reciprocamente in tali relazioni.

 

I monsoni di Dio

Ho visitato più volte l’India del nord. Gran parte dell’anno questa parte del mondo è estremamente secca e calda. Una volta, a Nuova Delhi, ho sopportato una temperatura di 53 gradi centigradi!

Durante la stagione arida, il nord dell’India appare riarso e sterile, ma gli Indiani sanno che il cambiamento sta per arrivare: la speranza viene dal sud, quando le piogge torrenziali stagionali, chiamate monsoni, si avvicinano al settentrione. Nel momento in cui le piogge finalmente raggiungono il nord dell’India, saziando il suolo arido, avviene come se qualcuno accendesse la luce: la terra esplode di fiori; è questione di giorni e l’India diventa viva, lussureggiante di foglie e fiori tropicali.

La potenza trasformatrice della Parola di Dio non è meno sensazionale. Il ministero personale porta i monsoni della Parola di Dio al terreno riarso del cuore. Anche se una trasformazione completa non avviene in modo repentino, le nostre vite si aprono verso una nuova bellezza interiore e una nuova vita fruttifera. Isaia 55:10-13 descrive molto bene tale dinamica:

Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l’ho mandata. Sì, voi partirete con gioia e sarete ricondotti in pace; i monti e i colli proromperanno in grida di gioia davanti a voi, tutti gli alberi della campagna batteranno le mani. Nel luogo del pruno si eleverà il cipresso, nel luogo del rovo crescerà il mirto; ciò sarà per il Signore un motivo di gloria, un monumento perenne che non sarà distrutto.

Il cambiamento prodotto dalla Parola di Dio nell’uomo è meraviglioso. La pioggia che inzuppa il terreno riarso produce sempre un effetto: bagna la terra che nutre le radici; queste ultime alimentano le piante, che a loro volta generano i fiori. Così è la Parola di Dio: essa cambia quello che tocca, producendo bellezza e frutti nella vita delle persone. Tali cambiamenti indicano due realtà meravigliose: la prima è che siamo, in effetti, figli del patto con Dio: egli ha promesso di essere il nostro Dio, di rimanere con noi e di benedirci; la seconda è che questi cambiamenti ci mostrano la sua gloria. I fiori e i frutti che la pioggia produce, danno gloria a colui che l’ha mandata; parimenti, quando portiamo l’uno all’altro la Parola di Dio, diveniamo dei segni che mostrano la sua gloria.

Qual è qui la speranza? È la speranza del regno di Dio. Il Re è venuto e ha donato i suoi figli l’uno all’altro con la sua Parola che cambia la vita. Le persone perdute trovano la via; coloro che erano paralizzati dallo scoraggiamento trovano speranza; chi era stato alienato, ora vive in comunione, perché le relazioni spezzate sono state ristorate; le menti confuse riprendono a pensare in modo autentico, puro e giusto; gli individui che si basavano sul proprio potere, ora riposano in Dio. La pioggia di Dio ha bagnato le radici del cuore, la vita degli uomini è rinata, ed essi portano nuovi frutti. Questa è la via del Signore, la speranza e l’opera del suo regno.

 

Risposte, enciclopedie e principi generali

Isaia 55 dovrebbe instillare in noi una notevole speranza, ma solleva anche una domanda. Qual è il modo migliore di rapportarci biblicamente con un’altra persona? Come possiamo recarle al meglio la potenza della Scrittura?

Molti cristiani purtroppo non comprendono cosa sia la Bibbia. Molti la considerano un’enciclopedia spirituale, una sorta di catalogo completo dei problemi umani, corredato da una lista di risposte divine: se vai alla pagina giusta, puoi trovare risposte ad ogni problema. Una variazione più sofisticata di tale concetto considera la Bibbia come un trattato di teologia sistematica, un insieme di dottrine basilari che è bene padroneggiare per pensare e vivere come Dio vuole. In entrambi i casi siamo portati ad offrire ai nostri interlocutori dei passi isolati della Scrittura (un comandamento, un principio, una promessa) che sembrano adattarsi al bisogno del momento. Sovente, quello che pensiamo del ministero della Parola è qualcosa di simile ad un “copia-incolla” spirituale.

Un simile tipo di ministero raramente produce un cambiamento duraturo, perché non porta con sé la potenza della Parola laddove il cambiamento è davvero necessario: in esso il nostro io è ancora centrale, il bisogno individuale ne rappresenta il fulcro, e la felicità personale ne rimane il fine. Ma un ministero della parola realmente efficace deve affrontare il nostro egocentrismo e il nostro egoismo alle radici, aprendoci alla vastità di un mondo definito da Dio e incentrato su Dio. Se questo non avviene, useremo le promesse, i principi e i comandamenti della Parola di Dio per servire l’unica cosa che realmente amiamo: noi stessi. È per tale ragione che molte persone, pur leggendo ed ascoltando regolarmente la Bibbia, non mostrano una vita trasformata. Solo quando la pioggia della Parola penetra fino alle radici del problema, avviene un cambiamento definitivo.

Nel ministero personale c’è spesso molta pressione a scegliere le Scritture in base all’argomento in questione. Se si sta parlando con qualcuno che affronta un problema intimo, relazionale o una situazione difficile, di solito si cerca ciò che la Bibbia dice in merito e lo si applica alla vita di quella persona; si consulta la concordanza biblica per argomenti, si individuano tutti i versetti inerenti, si sceglie il passo apparentemente più rilevante e lo si condivide con l’interlocutore. Purtroppo, però, ci si dimentica qual è lo scopo della Parola e come essa dovrebbe essere usata.

Immaginiamo, ad esempio, di conversare con una donna che si trova nel bel mezzo di un conflitto coniugale con suo marito. Ogni cosa, nella loro vita, è diventata pretesto di discussione; i due si scambiano sgradevoli accuse. Lui è oberato di lavoro, mentre lei ha trovato rifugio nei bambini, e passano del tempo insieme solo quando il dovere lo richiede. Cosa c’è di sbagliato nel loro matrimonio? Senza dubbio le loro difficoltà non riguardano solo la comunicazione reciproca, la divisione dei ruoli, il lavoro, la genitorialità e la gestione del tempo: sono il frutto di un problema molto più radicale. Il caos superficiale cesserà solo se la forza trasformatrice della Parola di Dio arriverà alle radici del problema. Ogni altra soluzione lascerà al centro l’individuo impassibile e immutabile, con la sua incapacità, ribellione e follia.

La moglie desidera un marito più dolce e più attento; il marito desidera una moglie più gentile e più contenta. Questo non è sbagliato, ma Dio vuole molto di più per loro: più di un matrimonio migliore, più del coniuge perfetto. Un ministero guidato dai bisogni, focalizzato su di sé, orientato alla soluzione immediata, può usare la Bibbia, ma non è realmente biblico. Anzi distorce il senso della Bibbia. Un simile malinteso può derubare il corpo di Cristo della propria vitalità e produttività, relegando molti credenti verso un’immaturità che dura tutta la vita. Dobbiamo proporre qualcosa di meglio.

 

Una storia antica, ma vera

La Bibbia, come enciclopedia, è insufficiente. Se Dio avesse voluto che lo fosse, le Scritture sarebbero state organizzate in modo diverso, includendo molti volumi. Allo stato attuale, ci sono numerosi problemi che la Bibbia non affronta in modo specifico: essa ad esempio non dice nulla di esplicito riguardo alla schizofrenia, ai disturbi cognitivi, agli adolescenti, alla visione familiare della TV, né alle tecniche sessuali per coppie sposate. Se cerchiamo di usare la Scrittura come un’enciclopedia di Dio, concluderemo che essa ha poco da dire riguardo alle complicazioni della vita moderna, oppure distorceremo e stireremo i passi biblici per soddisfare i nostri obiettivi. In entrambi i casi, non stiamo prendendo dalla Parola ciò che Dio desidera. Un simile incomprensione genera l’avvilimento che molte persone provano leggendo la Bibbia: segretamente rimproveriamo Dio per non avercela data più semplice e magari divisa per argomenti!

La Scrittura, d’altronde, ha importanti notizie da dare riguardo alle tematiche sopra elencate, ma lo fa in una forma estremamente differente da quella che potremmo aspettarci. Ad esempio, essa non usa mai la parola “adolescenza”, ma parla con saggezza e praticità dei problemi di tale età. Senza trattare esplicitamente molte questioni che affrontiamo ogni giorno, Dio nella sua Parola ci dona ogni cosa di cui abbiamo bisogno per essere come lui vuole e per compiere ciò che egli desidera.

Tuttavia, se intendiamo conoscere la prospettiva di Dio su un particolare argomento, non possiamo limitarci ai soli passi biblici che esplicitamente si focalizzano su di esso. La coppia immersa nella battaglia per il controllo familiare, ad esempio, non imparerà a liberarsi dal circolo vizioso del disaccordo studiando i passi standard della Scrittura sul matrimonio. Senza la prospettiva del resto della Bibbia, quei passi sul matrimonio saranno poco utili: essi, infatti, potranno essere strumentalizzati per fini che hanno a che fare più con i desideri umani che con il piano di Dio.

In questo la Scrittura è diversa da un’enciclopedia: quando uso un’enciclopedia, non ho bisogno di considerare ulteriori articoli per comprendere ciò che sto leggendo; ogni articolo non ha alcuna connessione con gli altri; non ci sono argomenti più importanti. Nella Bibbia, invece, ciascun passo è dipendente da tutto il resto, e l’intera Scrittura è tenuta insieme da temi interdipendenti che attraversano ogni brano come le barre d’acciaio che rinforzano i pilastri di cemento.

Se leggo la Bibbia in modo settoriale, perderò di vista i punti basilari, che costituiscono il cuore di tutte le altre realtà che Dio vuole comunicarmi. Questi temi mi danno un senso di identità, degli obiettivi e una direzione che sono in grado di capovolgere radicalmente il modo in cui penso, desidero, parlo e agisco. Essi raggiungono la radice delle mie incertezze, producendo in me un cambiamento definitivo.

Il problema è che molti di noi, purtroppo, semplicemente usano la Bibbia in modo non biblico! Essere biblici non significa tanto saper citare i versetti appropriati, quanto riuscire a dare un consiglio che rifletta l’intero insegnamento della Scrittura. La Bibbia è una storia di redenzione e il suo personaggio principale è Gesù Cristo. Egli è il tema principale del racconto, rivelato in ogni pagina del libro. Tale racconto mostra il modo in cui Dio ha sottomesso la natura e controllato la storia, inviando suo Figlio per riscattare uomini e donne ribelli, folli ed egocentrici: egli li ha liberati dalla schiavitù di se stessi, abilitandoli a vivere per la sua gloria; ha donato loro l’eternità nella sua presenza, allontanandoli dalla dura realtà della caduta.

Tale storia racchiude ogni altro aspetto della verità e riflette il fatto che, in quanto esseri umani, il nostro problema, quello che causa le complicazioni specifiche che attanagliano le nostre vite, è molto più profondo del peccato che individualmente commettiamo ogni giorno: il punto è che noi cerchiamo la nostra identità al di fuori della storia della Redenzione. Se l’intero scopo e direzione della nostra vita sono sbagliati, non ci sono sufficienti dei consigli pratici su come fare la cosa giusta in una situazione particolare; piuttosto, abbiamo bisogno di un messaggio che sia efficace abbastanza per dominare la tendenza naturale a vivere per la nostra gloria, perseguendo la nostra felicità e dimenticando che la vita è molto, molto più importante di un breve attimo di piacere. Ogni giorno, in qualche modo, siamo tratti in inganno dalle menzogne dell’autonomia e dell’autosufficienza, adorando la creatura piuttosto che il Creatore.

Proprio perché il nostro peccato è così pervasivo e radicato, abbiamo bisogno di ricevere dalla Scrittura più che intuizioni, principi, comprensione e direzione. Un approccio enciclopedico, basato sulla soluzione dei problemi, è totalmente inadeguato alla profondità della nostra miseria; necessitiamo di qualcosa che possa cambiarci dentro e fuori: abbiamo bisogno di Cristo! Solo la sua persona e la sua opera possono liberarci dalla schiavitù di noi stessi, dalla nostra tendenza a deificare la creazione; solo quando vedremo che la nostra storia è ammantata dalla più grande storia della Redenzione potremo vivere con uno stile che onori Dio. Il cambiamento definitivo, dunque, avrà inizio nel momento in cui la nostra identità, i nostri obiettivi e il senso della nostra vita saranno definiti dalla storia di Dio.

Se portiamo tale prospettiva nelle relazioni individuali, avremo un obiettivo radicalmente differente: prenderemo i principi e i comandamenti della Scrittura e li useremo come Dio vuole; vedremo come ogni promessa ed esortazione trovino significato e compimento in Cristo. Qualora separassimo questi elementi da Cristo, infatti, essi perderebbero il loro significato originario e verrebbero dirottati ad altri progetti di vita.

Ad esempio, cosa abbiamo imparato dalla storia dell’Esodo e dal passaggio del Mar Rosso? Vediamo forse la biografia di un eroe chiamato Mosè ed un appello ad essere come lui? Troviamo affermati nuovi principi per affrontare le difficoltà? Dei suggerimenti per guidare un popolo ribelle? Consigli su come attraversare larghe distese d’acqua? Si tratta magari di un’esposizione sulle abitudini di un popolo nomade? Probabilmente abbiamo ascoltato sermoni o lezioni alla scuola domenicale su tutte queste tematiche; esse però non colgono il motivo ultimo della narrazione biblica. L’Esodo infatti è solo uno dei capitoli della storia più ampia della Redenzione: mette in luce il nostro bisogno di Cristo, che ci libera dalla schiavitù, sconfigge il nemico, e ci conduce per la via in cui dovremmo procedere. Se impariamo a portare una simile prospettiva nel nostro rapporto coniugale, essa ci aiuterà a comprendere i brani che trattano in maniera diretta il piano di Dio per il matrimonio. La storia dell’Esodo, infatti, ha molto da dire alle coppie in crisi: può spiegare loro chi sono, perché hanno difficoltà, dove possono trovare speranza e aiuto. Questi temi si ritrovano in ogni brano sul matrimonio, perché i passi sul matrimonio applicano la storia divina della Redenzione ad una delle più importanti relazioni della vita; tuttavia, simili brani non potranno mai essere pienamente compresi se rimangono separati da tutti gli altri temi che corrono lungo il resto della Parola di Dio. Non possiamo usare la Bibbia come un libro divino di auto-aiuto. In tal caso, infatti, cercheremo sempre di servircene per raggiungere ciò che il nostro cuore desidera, anche se è esattamente questo il legame che tende a sabotare le nostre relazioni! Il Redentore ha vissuto, è morto ed è risorto affinché non vivessimo più per noi stessi, ma per lui, nella sua gloria (II Corinzi 5:14-15)2.

 

Le barre di rinforzo di Dio

Quando i costruttori gettano grandi lastre di calcestruzzo, pongono come rinforzo delle barre di metallo che passano verticalmente e orizzontalmente attraverso il centro, conferendo all’edificio forza e stabilità; allo stesso modo, i grandi temi della storia divina passano attraverso ogni brano della Scrittura, producendo nella nostra vita una stabilità che non potremmo trovare altrove. Solo in un simile contesto i “pezzi” della nostra storia acquistano un senso.

Consideriamo tre grandi temi della storia della Redenzione: nascosta in ognuno di essi vi è una consolazione pratica, ma anche una chiara chiamata a vivere in modo saggio e pio. Il primo è la sovranità di Dio. Nabucodonosor offre una delle migliori esposizioni in proposito, dopo che Dio lo aveva privato del senno e in seguito riportato alla ragione (Daniele 4:34-35):

Il suo dominio è un dominio eterno e il suo regno dura di generazione in generazione. Tutti gli abitanti della terra sono un nulla davanti a lui; egli agisce come vuole con l’esercito del cielo e con gli abitanti della terra; e non c’è nessuno che possa fermare la sua mano o dirgli: «Che fai?»

Dalla nascita alla caduta dei governi, dal tempo che farà domani all’esatta ubicazione di ogni essere umano, l’universo è sotto il controllo di Dio. Egli ha il potere e l’autorità di fare esattamente ciò che vuole e come vuole. La sovranità di Dio, tuttavia, non riguarda solo il suo potere e dominio, ma anche il suo piano. Le Scritture ci insegnano chiaramente che Dio ha un progetto per il mondo e per le persone che lo abitano. Dio chiama a sé un popolo, lo forma a suo piacimento e lo prepara per trascorrere l’eternità con lui. Questo è il suo disegno complessivo, che si dipana attraverso i tempi, rivelato nella storia, presente negli eventi attuali e nella vita di ogni uomo. In qualsiasi momento, la risposta giusta alla domanda «Cosa sta facendo Dio ora?» è: «Egli sta realizzano il suo piano».

Tale verità costituisce una concreta consolazione per noi. Guardiamoci intorno: non ci sembra spesso che gli eventi siano fuori controllo? Non sembra che spesso “vincano i cattivi”? Non abbiamo mai gridato «Perché a me?» o pianto per la sofferenza? Non ci siamo mai sentiti persi nella folla, relegati in una vita angusta e priva di significato? Non affrontiamo ogni giorno la nostra impotenza a cambiare noi stessi?

In risposta alla più profonda, autentica domanda, Dio dolcemente risponde: «Rincuoratevi, ho il controllo completo. Io sono la santità e l’amore. Tutte le mie vie sono giuste e vere; le mie decisioni sono buone, e non mi riposerò finché il mio piano non sarà realizzato».

C’è conforto nei momenti di grande incertezza; c’è incoraggiamento nei momenti di confusione, e speranza nello scoraggiamento. L’universo non è un caos costante controllato da forze impersonali; il destino non è nelle nostre mani, o nelle mani di altre persone: siamo nelle mani del Padre celeste, che governa ogni cosa! Siamo figli del Re dei re e viviamo all’ombra delle sue ali; facciamo parte del suo piano. Questo significa che l’esercizio del potere e dell’autorità divina è per la nostra benedizione. Tutti possiamo riposare nel bel mezzo della più profonda incertezza personale; possiamo andare avanti quand’anche poche cose intorno a noi sembrano avere senso. C’è una ragione nel mistero, un ordine nel caos, perché dietro ad ogni cosa si trova l’Uno che controlla il tutto.

Cosa implica questo per ognuno di noi? Implica aver pace quando il nostro cervello non è capace di mettere insieme le idee: la pace interiore di un cristiano non è mai basata sull’abilità a cogliere l’insegnamento delle Scritture e a comprenderlo pienamente; essa si poggia sempre sulla presenza, la potenza e il carattere del Signore. Dal momento che egli governa cielo e terra secondo il suo disegno sapiente, non abbiamo bisogno di vivere nell’ansia e nella paura. La sovranità assoluta di Dio ci garantisce il compimento di tutte le promesse per ciascuno dei suoi figli!

Il re Davide aveva ben compreso tale realtà in uno dei momenti più tenebrosi della sua vita. Suo figlio Absalom aveva complottato per usurpargli il trono. Immaginate di dover abbandonare il palazzo per paura di vostro figlio! (Si trattava di una monarchia in cui il trono passava di padre in figlio solo alla morte del genitore). Ad un certo punto, Davide si nasconde in una caverna, circondato da un gruppo di soldati fedeli. Essi andarono dal re e sostanzialmente gli chiesero: «Cosa succederà ora?». Secondo i Salmi 3 e 4, Davide rispose secondo una prospettiva che dovrebbe appartenere a ciascuno di noi, e che voglio riassumere: «Signore, quando penso a te, il mio cuore si riempie di gioia. Questa gioia è più grande di quella che accompagna un raccolto abbondante e l’arrivo del vino nuovo [il momento più bello dell’anno in una società agricola]. Sì, sono in questa caverna, ma la mia vita non è nelle mani di Absalom. Essa è dove è sempre stata, nelle tue mani sovrane. Non cederò alla paura, la mia mente non sarà assalita da domande a cui non posso rispondere. Dormirò in pace, perché solo tu, o Signore, mi fai abitare in sicurezza».

Ogni volta che ami il tuo nemico, confidi nella sovranità di Dio; ogni volta che rispondi con amore e dolcezza alla rabbia di qualcun altro, stai scegliendo di riposare in Dio; ogni volta che resisti alla tentazione di vincere una discussione a tutti i costi, ti stai affidando a lui. Siccome Dio governa, nulla di ciò che fai in obbedienza a lui sarà inutile. La tua vita ha un significato e un obiettivo, perché tu sei incluso non solo nel piano dell’Uno che governa ogni cosa, ma anche nella sua famiglia!

Immaginiamo come tutto questo possa cambiare il matrimonio della coppia considerata in precedenza: la costante guerra di parole, la competizione per il potere e le reciproche accuse sono radicate in una battaglia più profonda, riguardante chi o che cosa governerà la vita dei due sposi: il matrimonio ha messo in mostra il desiderio di controllo di ciascuno di essi. Se la speranza è fondata sulla propria capacità di gestire la giornata, il coniuge diventa una minaccia costante invece di un compagno intimo: ciò distrugge ogni possibilità di vivere l’unione amorevole e pronta al sacrificio che caratterizza ogni buon rapporto. Tutti i brani biblici che parlano del matrimonio si basano su tale concezione: ognuno di essi ci chiama ad affidare il partner al Signore, seguendo con gioia quello che è giusto e buono, ben sapendo che la nostra speranza riposa sulla potenza di Dio, non sulla nostra.

 

Grazia sorprendente

Il secondo grande tema è la grazia di Dio. Questa realtà ci conforta e ci incoraggia intimamente, diagnosticando il problema che infetta le nostre relazioni e donandoci l’unica ragione valida per andare avanti.

In tutto il dramma della storia della Redenzione, una verità emerge ripetutamente in superficie: viviamo in un mondo in cui c’è una grazia da trovare. Dio non solo è sovrano, è anche abbondante in grazia. Immediatamente dopo che Adamo e Eva ebbero disobbedito, Dio rese chiaro che aveva intenzione di fare qualcosa di più che punirli: avrebbe mandato il seme della donna (Cristo) per sconfiggere il nemico e provvedere alla redenzione del suo popolo (cfr. Genesi 3:15). La risposta di Dio all’ostinata ribellione delle sue creature è stata la grazia! Questa grazia giustifica, provvede completo perdono e stabile approvazione davanti a Dio; essa ci adotta, facendoci entrare con benevolenza nella sua famiglia, con tutti i privilegi ed i diritti riservati ai figli ed alle figlie. La grazia poi ci abilita, conferendoci potere per pensare, dire e fare ciò che non saremmo mai stati in grado di compiere con le nostre forze; essa infine ci trasforma, cambiando radicalmente ogni aspetto della nostra vita.

La grazia è la spessa barra di rinforzo che attraversa l’impalcatura di cemento della storia biblica. Dal momento della caduta alla chiamata di Abramo, dalla liberazione dell’Esodo alla provvidenza nel deserto, dalla vittoria nella terra promessa alla vita di Davide, Salomone, Isaia, Geremia e Amos, dalla predicazione di Giovanni il battista alla gravidanza miracolosa di Maria, dal ministero terreno del Messia alla croce ed alla tomba vuota, dal ministero di fede degli apostoli alla resistenza della chiesa sotto la persecuzione, questa storia è una storia di grazia. La grazia, cioè, definisce il corso degli eventi e dà ad esso un senso ed una direzione.

La storia in ogni tempo ci comunica che Dio ha affrontato il nostro problema più grave: il peccato. Ci ricorda che la nostra vita non è imprigionata dalla ribellione, sconfitta dalla follia o paralizzata dall’incapacità: la grazia di Dio è più potente ed efficace della nostra massima debolezza.

Quanto tale verità può concretamente cambiare la nostra vita? Pensiamo di nuovo alla coppia considerata: uno dei problemi più significativi nella relazione tra i coniugi è che essi non concepiscono alcuna economia della grazia. In tutte le loro difficoltà, ciò che è più sconvolgente è la profonda mancanza di grazia che il loro matrimonio presenta: non c’è alcuna volontà di guardarsi dentro e confessare i peccati radicati nel cuore; quindi i due partner non potranno mai trovare il perdono. Non c’è speranza di ricevere sostegno dall’alto nei momenti di scoraggiamento; non c’è riposo che viene dalla fiducia nella grazia di Dio; non c’è certezza che lui possa donare loro tutto ciò di cui essi hanno bisogno per rispondere l’uno all’altro in modo dignitoso. Di conseguenza, la loro relazione è ridotta a pretese umane, soluzioni umane, fallimenti umani, giudizio umano e punizioni umane. Non c’è speranza, né potenza per cambiare. Dal momento che i due coniugi non si bagnano quotidianamente alla fonte della grazia di Dio, non estendono tale grazia al partner. In tale contesto tutti i buoni libri sul matrimonio o sull’abilità nel comunicare, e ogni tentativo di restaurazione del rapporto, falliranno, perché è la grazia di Dio che trasforma i cuori e rivoluziona le relazioni. Quando i due sposi inizieranno a dipendere dalla grazia e la estenderanno l’uno all’altro, il fondamento della loro economia attuale si sgretolerà e crescerà un fondamento di amore reso efficace da Dio.

Solo nell’economia della grazia, dunque, i principi biblici per una sana relazione matrimoniale possono portare un frutto durevole.

 

Non è la tua festa

Nel 1978 feci una delle cose più coraggiose della mia vita: divenni insegnante di scuola dell’infanzia! Insieme a poche altre anime coraggiose, fondai una scuola cristiana e svolsi il ruolo di direttore. Dal momento che le risorse finanziare e il personale erano scarsi, acconsentii temporaneamente a fare anche il maestro.

Un lunedì pomeriggio, la mamma di una delle mie nuove allieve mi chiese se avesse potuto festeggiare il compleanno della figlia in classe, il venerdì successivo. Il giorno arrivò, e dopo la frenetica preparazione della madre, entrammo nella stanza. Aveva trasformato la nostra piccola aula nel reame dei compleanni! Le pareti e il tavolo erano copiosamente addobbati, stelle filanti colorate tappezzavano il soffitto, e palloncini su palloncini erano legati alla spalliera di ogni sedia, dove a sua volta era attaccato un sacchetto di cellophane pieno di gadget. La festeggiata, infine, era circondata da un enorme catasta di regali meravigliosamente incartati.

All’estremità del tavolo era seduto Johnny, il quale continuava a fare la stessa cosa: guardava la sua piccola borsa colma di gadget, poi la montagna di regali della festeggiata, incrociava le braccia, sporgeva il labbro inferiore, e lasciava andare un udibile «uffa!». Progressivamente, l’aspetto del suo viso appariva sempre più contrariato e il suo «uffa!» sempre più udibile. In breve tempo, divenne il centro dell’attenzione e stava per rovinare la festa. Allora una delle mamme si avvicinò e si mise sulle ginocchia accanto a lui; girò la sedia del bimbo affinché Johnny potesse guardarla negli occhi, e pronunciò queste parole: «Johnny, non è la tua festa!».

Non si presumeva che Johnny fosse al centro dell’attenzione, né che lui avesse una montagna di regali. Era il compleanno di Susie e tutto era, giustamente, focalizzato su di lei: Johnny non avrebbe mai potuto essere incluso in quest’evento, neanche se avesse preteso di essere al centro della festa.

Così è la grande storia della Bibbia. In tutti i suoi luoghi e protagonisti, in tutti gli eventi drammatici, al centro della storia c’è il Signore. È la sua storia. Paolo esprime tale concetto in questo modo: «Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen» (Romani 11:36). Noi siamo stati creati per la gloria di Dio e chiamati a mostrarla in tutto quello che facciamo. Il tema della gloria è l’ultimo argomento centrale. Il peccato, infatti, ci ha resi ladri di gloria: probabilmente non esiste giorno in cui non cerchiamo di rubare la gloria che di diritto appartiene al Signore; quando gareggiamo l’uno contro l’altro per la nostra gloria, manchiamo nella realizzazione dell’unione che possiamo trovare soltanto vivendo per lui.

In fondo ad un matrimonio distrutto, ad una famiglia in pezzi, ad un’amicizia fallita, troveremo sempre la gloria rubata. Bramiamo la gloria che non ci appartiene e facciamo a pugni per conseguirla; invece di glorificare Dio usando le risorse che egli ci ha donato per amare gli altri, strumentalizziamo il prossimo per ottenere la gloria che amiamo. Il peccato ci ha portati a rubare la storia e a riscriverla daccapo, mettendo noi stessi al centro. Ma esiste un solo centro e questo è il Signore. Ogni tentativo di metterci al suo posto ci pone in competizione con lui: è un’intensa guerra verticale, una lotta per la maestà divina, un tentativo di spodestare Dio. È questa la storia che si nasconde dietro ogni triste dramma terreno: il peccato ci ha resi ladri di gloria. Non soffriamo con dignità, perché la sofferenza interferisce con la nostra gloria; non troviamo relazioni facili, perché gli altri sono in competizione con noi per la gloria; non serviamo il prossimo, perché nella nostra ricerca di gloria, desideriamo solamente essere serviti.

Ma la storia della Scrittura è la storia della gloria del Signore. Egli ci chiama ad un progetto che è più grande di noi stessi; ci offre qualcosa per cui vale davvero la pena di vivere. Il Redentore è venuto affinché noi, ladri di gloria, potessimo gioiosamente vivere per la gloria di un Altro. Non esiste gioia più profonda che essere impegnati per la gloria di Dio: ecco ciò di cui realmente abbiamo bisogno; vivere per essa rivoluzionerà il matrimonio della coppia che abbiamo considerato, ridefinendo completamente il suo progetto esistenziale3.

 

Una vita degna

L’opera centrale del regno di Dio è il cambiamento. Dio compie quest’opera attraverso la potenza dello Spirito Santo, che conferisce forza al suo popolo, affinché esso rechi la sua Parola agli altri. Noi dunque dobbiamo portare molto più che soluzioni, strategie, principi e comandamenti; dobbiamo narrare la più grande storia mai raccontata: la storia del Redentore. Il nostro obiettivo è quello di aiutarci reciprocamente a vivere con una mentalità basata sulla “storia di Dio”: la nostra missione è insegnare, ammonire e incoraggiarci l’un l’altro a riposare nella sua sovranità, invece di tentare di stabilire la nostra; di sottometterci alla sua gloria, invece di cercare la nostra. Questa è dunque l’opera del regno di Dio: essere donne e uomini nelle mani del Redentore, che ogni giorno agiscono come strumenti per un cambiamento definitivo nel cuore del prossimo.

1 Cfr. Idem, The Great Commission: A Paradigm for Ministry in the Local Church, «The Journal of Biblical Counseling», vol. 16.3 (primavera 1998), pp. 2-4.

2 Per un’utile discussione sull’uso adeguato delle Scritture, cfr. David Henderson, Culture Shift: Communicating God’s Truth to Our Changing World, Grand Rapids, Baker Books, 1998, pp. 29ss.

3 Per un’ulteriore applicazione di questo principio al matrimonio, cfr. Il matrimonio. Un sogno infranto?, Caltanissetta, Alfa & Omega, 2009.

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Quello che hai appena letto è il capitolo 2 del libro Strumenti nelle mani del Redentore

 

Strumenti nelle mani del Redentore
Cambiare aiutando altri a cambiare

Autore: PAUL D. TRIPP
Editore: Alfa & Omega;
Collana: Risorse per cambiare
173 pagine, € 22,90

DETTAGLI E ACQUISTO

INDICE DEL LIBRO

Prefazione
1. La notizia piu` bella: una ragione per alzarsi la mattina
2. Nelle mani del Redentore
3. Abbiamo veramente bisogno d’aiuto?
4. Il cuore come obiettivo
5. Comprendere il combattimento del cuore
6. Seguire il Consigliere ammirabile
7. Costruire relazioni entrando nel loro mondo
8. Costruire relazioni identificandosi con chi soffre
9. Conoscere le persone
10. Scoprire dove serve un cambiamento
11. Gli obiettivi dell’affermare la verita` nell’amore
12. Dire la verita` nell’amore
13. Stabilire un programma e chiarire le responsabilita`
14. Rinsaldare l’identita` in Cristo e favorire l’assunzione di responsabilita`

Appendici
1. Aprire gli occhi ai ciechi: un altro sguardo alla raccolta dei dati
2. Qual e` l’apporto del consulente al processo di raccolta dei dati
3. Strategie per la raccolta dei dati
4. Dottrine che motivano i compiti per casa
5. Studio personale e le quattro fasi del counseling

Indice dei riferimenti biblici

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