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Le missioni (35) - di Paul David Washer

“Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Matteo 28:19).

“Le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri” (2 Timoteo 2:2).

“Non imporre con troppa fretta le mani ad alcuno, e non partecipare ai peccati altrui; consèrvati puro” (1 Timoteo 5:22).

Il grande mandato è stato affidato alla chiesa, è l’opera della chiesa e trova pieno adempimento nell’espansione della chiesa. Perciò, le missioni bibliche possono essere definite come l’invio, da parte di una chiesa o di un gruppo di chiese, di un missionario biblicamente qualificato a piantare e a nutrire un’altra chiesa che condivide la stessa fede e pratica. Per questa ragione, il grande mandato o le missioni non possono essere comprese adeguatamente senza una dottrina della chiesa. Invero, la missiologia può e deve essere studiata come sotto branca dell’ecclesiologia, piuttosto che come disciplina indipendente. Nei prossimi articoli considereremo brevemente quattro compiti primari della chiesa locale rispetto al grande mandato.

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Le missioni (34) - di Paul David Washer

“Nella chiesa che era ad Antiochia c’erano profeti e dottori: Barnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaem, amico d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. Mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: «Mettetemi da parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Allora, dopo aver digiunato, pregato e imposto loro le mani, li lasciarono partire” (Atti 13:1-3).

All'inizio del suo ministero terreno, Gesù «costituì dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli, perché stessero con lui»1. A questi uomini diede grande autorità grazie alla quale essi posero le fondamenta della chiesa2 e a quest’ultima lasciarono la testimonianza infallibile del Nuovo Testamento3. Tuttavia, andando avanti nel libro degli Atti, con lo scorrere degli anni, osserviamo che a emergere in misura sempre maggiore furono le chiese e i loro conduttori.

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Le missioni (33) - di Paul David Washer

“Nella chiesa che era ad Antiochia c’erano profeti e dottori: Barnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaem, amico d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. Mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: «Mettetemi da parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Allora, dopo aver digiunato, pregato e imposto loro le mani, li lasciarono partire” (Atti 13:1-3).

Abbiamo posto la nostra discussione sulla chiesa, alla fine di questa sezione su “I fondamenti del grande mandato” non perché sia meno importante rispetto agli altri argomenti già trattati, ma per metterla in risalto. Infatti, affermeremo che la chiesa locale è il vero "centro" del grande mandato e dovrebbe essere in prima linea in tutti i nostri sforzi missionari!

Sarebbero pochi coloro che si opporrebbero all'affermazione che il grande mandato è stato dato alla chiesa. Infatti, la maggior parte risponderebbe con un caloroso “Amen!” Tuttavia, bisogna fare un passo avanti se vogliamo che questa affermazione abbia un impatto sul nostro modo di fare missione: dobbiamo definire cosa intendiamo con il termine “chiesa”.

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Le missioni (32) - di Paul David Washer

Alla luce dell’importanza che il libro degli Atti e le epistole danno alla predicazione, dovremmo chiederci perché nelle moderne missioni vengano dati così poco spazio e attenzione alla proclamazione del Vangelo. In risposta a questa domanda, si potrebbero evidenziare almeno due ragioni: la sapienza umana e la paura.

A meno di una sincera e reale conversione, alla totale rinuncia alle risorse proprie dell’uomo, a una completa sottomissione alla saggezza di Dio espressa nelle Scritture e al potere di Dio attraverso la preghiera, l’uomo sceglierà sempre il pragmatismo, facendolo prevalere sui comandamenti divini. Un simile atteggiamento risulta essere particolarmente vero se si considera il grande mandato e con esso tutte le forme di evangelismo e di fondazione di nuove chiese locali che lo competono. Pare si sia propensi a scegliere un qualsiasi genere di schema umano piuttosto che seguire il semplice comandamento di predicare, come Dio stesso ha stabilito e benché si sia stati ampiamente messi in guardia in merito ai pericoli che derivano dalla disobbedienza a questo ordinamento. Nella sua epistola alla chiesa di Corinto, l’apostolo Paolo scrive:

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