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L’Importanza della predicazione

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Le missioni (32) - di Paul David Washer

Alla luce dell’importanza che il libro degli Atti e le epistole danno alla predicazione, dovremmo chiederci perché nelle moderne missioni vengano dati così poco spazio e attenzione alla proclamazione del Vangelo. In risposta a questa domanda, si potrebbero evidenziare almeno due ragioni: la sapienza umana e la paura.

A meno di una sincera e reale conversione, alla totale rinuncia alle risorse proprie dell’uomo, a una completa sottomissione alla saggezza di Dio espressa nelle Scritture e al potere di Dio attraverso la preghiera, l’uomo sceglierà sempre il pragmatismo, facendolo prevalere sui comandamenti divini. Un simile atteggiamento risulta essere particolarmente vero se si considera il grande mandato e con esso tutte le forme di evangelismo e di fondazione di nuove chiese locali che lo competono. Pare si sia propensi a scegliere un qualsiasi genere di schema umano piuttosto che seguire il semplice comandamento di predicare, come Dio stesso ha stabilito e benché si sia stati ampiamente messi in guardia in merito ai pericoli che derivano dalla disobbedienza a questo ordinamento. Nella sua epistola alla chiesa di Corinto, l’apostolo Paolo scrive:

“Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione”1.

Più avanti, nella stessa epistola, Paolo chiarisce il motivo di tale scelta da parte di Dio: “Affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio”2 e “affinché, com’è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore»”3. È sempre stato questo il modo di agire di Dio, come lo stesso apostolo dichiara:

“Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti”4

Mandare un pastore di bestiame in esilio per contrastare il regno più potente del tempo, liberare un popolo ridotto in schiavitù e stabilirlo come nazione potrebbe apparire a dir poco irrazionale5. Sembrerebbe folle marciare intorno alla città di Gerico per sette giorni con l’obiettivo di far crollare delle mura che nessuna armata sulla terra era stata in grado di penetrare6. Inviare trecento uomini contro un esercito di più di centoventimila soldati armati di spada, dopo averli equipaggiati di trombe, torce e brocche fu decisamente temerario e al limite dell’incoscienza7. Deputare un pastorello, ultimo della sua famiglia, a fronteggiare un gigante armato e corazzato con una fionda lo si potrebbe definire, in pratica, “istigazione al suicidio”8. Ordinare a un comandante pagano di immergersi nel Giordano per essere guarito dalla lebbra quando l’acqua dei fiumi di Damasco era decisamente più pura potrebbe apparire decisamente non necessario9. Esortare un profeta a comandare a delle ossa secche di tornare in vita e profetizzare al vento, pare per lo meno contro intuitivo10. E ancora, mandare un pescatore non istruito a insegnare ai colti religiosi dell’epoca e inviare un religioso ben istruito a insegnare ai pagani ignoranti, potrebbe sembrare una pessima strategia per diffondere la Parola di Dio11. Eppure, Dio ha fatto tutte queste cose e perfino molto di più, tanto che se potessimo mettere per iscritto a una a una tutte le azioni “folli” che Dio ha compiuto, “penso che il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne scriverebbero”12. Nella sua potenza, Dio ha sempre prevalso in ogni occasione ammutolendo e svergognando i saggi e i sapienti13.

La seconda ragione per la quale le missioni si dimostrano mancanti nella pratica della predicazione, è la paura. Il missionario dotato del frutto dello spirito, che ama il suo prossimo come se stesso e tratta gli altri come vorrebbe essere trattato, verrà apprezzato dalla maggior parte delle persone che lo conoscono, se non addirittura da tutti. Tuttavia, al fine di far avanzare il Vangelo, prima o poi si troverà costretto ad aprire la bocca e quando lo farà, il paradiso scenderà sulla terra e l’inferno spalancherà le sue fauci. A chiunque andrà a genio un missionario intento semplicemente a vivere la propria fede in autonomia, che non dà fastidio e tiene la bocca serrata. Ma è l’annuncio attivo del messaggio del Vangelo che porta salvezza a chi lo ascolta e, spesso, persecuzione a chi lo proclama.

Frenate gli “amen” facili per quanto ho appena affermato e anzi ponderateli con saggezza. Ciò di cui la missione ha meno bisogno è di qualche folle che desidera il martirio. Molti missionari fin troppo zelanti, hanno procurato del male a se stessi e ai credenti del posto, perché colpevoli di non aver seguito il comandamento di Cristo ad essere “prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”14. Non dobbiamo mai dimenticare di essere ospiti del paese che serviamo; quando la persecuzione si inasprisce, un missionario al servizio in una nazione diversa dalla propria, può saltare su un aereo e andare via prima che i proiettili lo raggiungano, ma ai nostri fratelli del luogo non sarà certo concesso questo lusso.

Come possiamo, dunque, procedere nel ministero della predicazione e dell’annuncio del Vangelo sul campo di missione, specialmente se ci troviamo a dover fronteggiare qualche genere di opposizione? Innanzitutto, come missionari, dobbiamo insegnare e predicare, e se non potremo farlo, non saremo di aiuto a nessuno. In quei luoghi in cui sarà possibile esercitare liberamente questo ministero, dovremo impegnarci a testimoniare e predicare in pubblico e apertamente; in paesi in cui invece non ci sarà concessa questa libertà, ci troveremo probabilmente costretti a confinare e limitare il nostro ministero di predicazione tra i credenti già presenti o per istruire futuri predicatori. Ecco un’utile domanda che ciascun missionario dovrebbe porsi: “Cosa posso fare di concreto?”, ossia, “cosa ho io da dare alle persone o alla chiesa che sono stato chiamato a servire e che a loro manca?”. La maggior pare dei credenti e dei pastori del luogo non hanno mai avuto il privilegio di studiare le lingue, l’ermeneutica, la teologia sistematica, la storia della chiesa, ecc. Il missionario che possiede le competenze in determinati campi farebbe meglio a dedicare la propria vita a trasferire le proprie conoscenze ai credenti e ai pastori in privato, piuttosto che predicare apertamente nelle strade per una sola settimana prima di essere sbattuto fuori dal paese!

È necessaria un’abbondante dose di saggezza per affrontare e risolvere simili questioni e per farlo vi sono varie strade e opzioni; ma c’è qualcosa che non potrà né dovrà mai essere un’opzione: il missionario è mandato a predicare e insegnare. Infatti, sarà sempre da preferire un uomo devoto alle Scritture e alla preghiera, che spende le proprie giornate nella predicazione del Vangelo ai perduti e a istruire i credenti, rispetto a migliaia di missionari impegnati in qualsiasi altro genere di faccende.


NOTE

1 1 Corinzi 1:21

2 1 Corinzi 2:5

3 1 Corinzi 1:31

4 1 Corinzi 1:27

5 Esodo 3:10

6 Giosuè 6

7 Giudici 7; 8-10

8 1 Samuele 17

9 2 Re 5:1-14

10 Ezechiele 37

11 Galati 2:7

12 Giovanni 21:25

13 1 Corinzi 1:27

14 Matteo 10:16

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