guida per le missioni

Il grande mandato e il comandamento più grande

paul washer round

Le missioni (3) - di Paul David Washer

«E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: "Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente"».
Matteo 28:18-20

Per cominciare il nostro discorso sulle missioni, innanzitutto è opportuno considerare le verità fondamentali che sono rivelate nel grande mandato. “Che cos’è il grande mandato?”, e “Che cosa ci viene comandato di fare?”. È solo rispondendo a queste precise domande che potremo evitare il tragico errore di fare ciò che sembra giusto ai nostri occhi1. Prima di decidere dove andare o di intraprendere un’opera, sarà bene comprendere ciò che si deve fare. In merito alla costruzione del tabernacolo, Dio disse a Mosè: «Vedi di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte»2. Non sarà quindi necessario fare attenzione e portare avanti la più grande opera concepita da Dio secondo il modello che egli ci ha mostrato nelle Scritture? Sarebbe una grave perdita quella di dedicare le nostre intere vite al grande mandato e poi scoprire, nell’ultimo giorno, di aver vissuto quelle stesse vite e di aver condotto i nostri ministeri in totale opposizione ai comandi di Cristo! Tutta la nostra sincerità, il nostro zelo e i nostri sacrifici non potranno compensare una vita e un ministero spesi in contrasto con la volontà di Dio.

Tenendo a mente tale avvertimento, rivolgiamo ora la nostra attenzione al grande mandato così come ci viene presentato nelle Scritture. Ci concentreremo su Matteo 28:18-20, che rappresenta il brano più completo e conosciuto tra quelli che affrontano il tema del grande mandato3. Da esso cercheremo di trarre le verità centrali su quale sia la sua natura e sulle cose che ci comanda di fare.

 

Il grande mandato

Sebbene nelle Scritture non troviamo mai l’espressione “grande mandato”, essa incarna perfettamente il senso e il significato del comando di Cristo rivolto alla chiesa di evangelizzare il mondo. Webster definisce il termine “mandato” in questo modo:

Una legittimazione o autorizzazione formale con cui si concedono alcuni poteri o privilegi, autorizzando o raccomandando l’espletamento di certi atti o doveri; un mandato che conferisce l’autorità di organizzare e di porsi al comando di un contingente militare.

Alla luce di questa definizione, non è difficile capire il motivo per cui il termine “mandato” sia stato così spesso adoperato in riferimento al comando di Cristo rivolto alla chiesa di fare discepoli in tutte le nazioni. Le somiglianze tra il significato di questo termine e i comandi di Cristo sono a dir poco sorprendenti: (1) La chiesa è stata sottoposta all’obbligo solenne e irrevocabile di fare discepoli in tutte le nazioni; (2) La chiesa ha il mandato o l’autorità di arruolare un esercito di predicatori del Vangelo per l’adempimento del suo dovere; (3) La chiesa ha l’autorità di mandare dei predicatori in ogni nazione della terra senza porre limiti di giurisdizione o di contenimento numerico; (4) La chiesa ha l’autorità e l’obbligo di far uso di ogni mezzo biblico necessario all’espletamento del suo compito; (5) La chiesa avrà sempre un carattere militante su questa terra fino al giorno in cui non diverrà la chiesa trionfante in cielo.

 

Il comandamento più grande

La prima grande verità che dovremmo comprendere riguardo al grande mandato è che non si tratta del comandamento più grande, sebbene proceda da esso. Il più grande di tutti i comandamenti è quello di amare il Signore nostro Dio con tutto il nostro cuore, la nostra anima, la nostra mente, e la nostra forza. Il secondo è simile a questo: amare il nostro prossimo come noi stessi4. Da questi due comandamenti dipendono la Legge e i Profeti5, e sempre da essi ha origine l’impulso del grande mandato. In altre parole, il grande mandato è un’impresa d’amore. Mentre noi cristiani cresciamo nel nostro amore per Dio, cresce anche il nostro desiderio che il nome di Dio sia innalzato tra le nazioni6. Mentre cresce il nostro amore per Cristo, allo stesso modo aumenta il nostro desiderio che l’Agnello riceva “la piena ricompensa per le sue sofferenze”7, e che ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua confessi che egli è il Signore8. Mentre cresce il nostro amore per il nostro prossimo, vicino e lontano, aumenta anche la nostra compassione e il sincero desiderio di adoperarci per la loro salvezza9.

Pertanto, il missionario non deve soltanto “andare”, sostenuto dalla sana dottrina e preoccupandosi di utilizzare ogni mezzo scritturale, ma deve anche essere spinto da una sana motivazione: un amore consumante per Dio e per il suo popolo. Il missionario non deve considerare questo genere di amore come qualcosa di facoltativo, ma come una necessità assoluta. Colui che aspira a servire in qualità di missionario, così come chi ne esercita il ministero già da parecchi anni, dovrà cercare di coltivare e alimentare costantemente questo amore, rinnovando la propria mente con la Parola, vivendo la comunione intima con Dio in preghiera e servendo il popolo. Senza la Parola, l’amore non sarà fondato su basi bibliche; senza la preghiera, esso sarà impotente; senza il servizio, si tratterà solo di fredda teoria e di vano sentimentalismo.


NOTE

1 Giudici 17:6; 21:25.

2 Esodo 25:40; Ebrei 8:5.

3 Matteo 28:19-20; Marco 16:15; Luca 24:46-49; Giovanni 20:21; Atti 1:8.

4 Matteo 22:37-39; Marco 12:30-31; Luca 10:27.

5 Matteo 22:40.

6 Malachia 1:11.

7 Un’espressione che viene spesso attribuita al movimento missionario moravo (si veda anche Salmi 2:8; Isaia 53:8).

8 Filippesi 2:10-11.

9 Matteo 9:36; Romani 9:1-3; 2 Timoteo 2:10.

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